Shine Day
Posted by Acirdesign, 14 novembre 2010 on 10:45
Fuori è grigio…pioviggina e fa freddo! Maledizione, cosa darei per una bella giornata di sole!
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Fuori è grigio…pioviggina e fa freddo! Maledizione, cosa darei per una bella giornata di sole!
§Finalmente riesco a pubblicare queste foto…le ho in serbo da maggio circa, quando ho fatto un salto a Sartirana a caccia di qualche pennuto e per poter fare qualche scatto
Il laghetto di Sartirana, per chi non lo sapesse, è un bella riserva naturale in provincia di Lecco, ideale per farsi una passeggiata rilassante, fare qualche foto e, perchè no…mangiarsi un gelato!
ps: il martin pescatore (insieme all’egretta garzetta) è stato “catturato” al lago di Ganzirri a Messina, ma ho preferito pubblicarlo qui, insieme alle foto di Sartirana (avrebbero potuto offerndersi: alle foto non piace prender polvere!)
Gli altri scatti “urbani” di Messina e Madrid sono in dirittura d’arrivo, non preoccupatevi!
“La strada per Menfi e Tebe passa da Torino”.
Così affermò Jean François Champollion, il famoso traduttore della Stele di Rosetta, padre dell’egittologia (e primo uomo capace di svelare il mistero dei geroglifici egizi) quando si recò in visita al Museo Egizio di Torino, per studiarne la magnifica collezione di reperti.
E non si può che essere d’accordo, perchè quella al Museo Egizio è una visita obbligata per poter fare un salto nel passato, osservando l’enorme tesoro di oggetti quotidiani, statue, sarcofagi, mummie e papiri funebri custoditi all’interno dell’evocativo museo.
E, per me che non c’ero mai stato, si presentava la ghiotta occasione non solo di farsi un pò di cultura (che non fa mai male), ma anche discattare un pò di foto nella magnifica sala delle Statue del Museo Egizio.
Già, perchè le statue monumentali presenti nella sala non solo ritraggono alcuni fra i più conosciuti e famosi faraoni (e divinità) del Nuovo e dell’Antico Regno, ma sono anche fra le più importanti e preziose al mondo, roba da far inividia allo stesso museo del Cairo.
Ecco perchè nel 2006 Dante Ferretti, scenografo italiano vincitore dell’Oscar per The Aviator di Scorsese, viene ingaggiato dal consiglio del Museo per riallestire e riqualificare la sala, con lo scopo di renderla una meraviglia ed uno spettacolo per gli occhi dello sciagurato visitatore.
Ferretti decide di abbassare il tetto della sala, riempendo pareti e soffiti di specchi per mostrare le angolazioni e i dettagli più nascosti di ogni statua , illuminando la scena con faretti cinematografici e allestendo i muri con drappi rosso scuro, creando un’atmosfera mistica e quasi da sogno.
Quale occasione migliore per immortalare volti di statue senza tempo che ritraggono divinità e faraoni , eternamente immobili nella loro bellezza granitica?
Ed ecco l’idea quindi, quella di ritrarre i volti e le statue monumentali del Museo Egizio in un gioco di luci e ombre che ne accentuassero l’immortalità.
Idea di difficile realizzazione, vuoi per le centinaia di visitatori che si soffermavano davanti alle opere, vuoi per i soggetti poco illuminati…questa volta però sono abbastanza contento del risultato e qualche scatto sono riuscito a portarlo a casa!
Come ogni volta spero che le foto vi piacciano, e non mi resta che augurarvi…
buona visione!
Quale occasione migliore per attaccare qualche stupido gattino in giro se non in concomitanza con la mostra indetta dal comune di Milano per mostrare ai coltissimi cittadini del capoluogo lombardo il capolavoro di Leonardo? Beh ovviamente nessuna direi!
Potevano quindi i nostri eroi, corrispondenti agli altisonanti nomi di Robs aka 69 bis, Manu detto Spugna, e Gabri aka il Fotografo Omicida, voltare le spalle al richiamo lascivo della cultura? Un altrettanto: ovviamente no direi!
E quindi tutti a vedere la mostra, e come direbbe il nostro caro amico Robs: ” Ma cu minchia è stu San Giovanni BattistO?”
Naturalmente il giorno migliore per affrontare una sì titanica impresa era sicuramente durante la fiera di obei obei…e, senza alcun dubbio, anzichè usare i comodissimi e capillari mezzi di trasporto offerti dal tanto decantato comune di Milano i vostri impavidi, coraggiosi reporter decisero di tuffarsi nel traffico con la Zinx Mobil, per una rapida e indolore puntata al palazzo Marino, proprio di fronte alla Scala di Milano.
Inutile dirvi che l’esito fu disastroso: dopo circa tre ore di forsennata guida e ancor più forsennate bestemmie i Nostri erano ancora fagocitati dal furioso traffico della metropoli lombarda, finchè la fortuna non girò a nostro favore: “Manu piazza il tuo catorcio in doppia fila e non rompere i coglioni!”
Aria di festa ovunque, luci natalizie e ziliardi di persone a fare shopping ci separavano dalla tanta agognata meta; dopo qualche chilometro a piedi, e qualche adesivo qui e li, eccoci in fila davanti a Palazzo Marino.
Il responso del popolo milanese è stato sicuramente importante (come avviene spesso durante le bellissime mostre indette a Palazzo Reale) ma la fila è scorsa via veloce.
All’interno del palazzo, dunque, giusto il tempo di leggere un pò di storia su Leonardo e qualche informazione sul quadro ed eccoci a tu per tu con l’opera.
Se c’e’ una cosa che adoro, quando osservo le opere altrui, è quella di lasciarmi andar,e e osservare con malizia tutti i dettagli da pochi centimetri di distanza dal quadro.
E’ un fatto intrinseco e intimista: amando la pittura, e l’arte, in qualsiasi modo sia essa espressa, adoro osservare i particolari e sopratutto le pennellate, che riportano qualsiasi capolavoro dipinto da un Maestro a una dimensione terrestre e più umana, ricordandomi che, dietro la Gioconda di Leonardo o ai Vasi di Girasole di Van Gogh, ai Nottambuli di Hopper o a un Bacco di Caravaggio c’e’ sempre un pittore, una persona in carne ed ossa con uno stumento in mano, che ha realizzato l’opera.
E ciò mi fa sempre venire un brividino dietro la schiena.
Ma torniamo al San Giovanni Battista: magnifico.
Vuoi per la posa plastica del soggetto, o per l’incredibile effetto smufato che il maestro da Vinci ha “spiattellato” sulla tavola di legno.
Da vicino poi e molto più facile notare il crocefisso, e la pelliccia che copre le spalle del Santo. Il tutto a tu per tu col quadro fino a che un fastidiossimo omino della sicurezza, nonostante una teca di vetro inidistrubbile di 40 cm, con la sua voce strudula mi riportò alla realtà: ”non così vicino prego!”
Ma ammazzati, lurido coglione! (E’ mia premura ricordare al lettore invece come molte delle opere esposte ad esempio durante le esposizioni al Palazzo Reale sono senza alcun tipo di protezione e nessuno si sogna di sfondarti gli zebedei)
Beh come si dice di solito…è stato bello finchè è durato!
Ora vi chiederete voi, come mai ci hai messo tanto a raccontarci questa fantastica avventura su acirdesign?
Beh ovvio, perchè ci abbiam messo una vita per tornare alla macchina!
Ps: ecco un piccolo approfondimento sul San Giovanni Battista di wikipedia, per chiunque voglia approfondire il discorso. CLICCA QUI
Un pò di paesaggi, che meditavo di pubblicare da un pò.
Il tempo per uscire a scattare, vuoi per le pessime condizione metereologiche che hanno afflitto la Lombardia in questo periodo, vuoi per le mille e più questioni quotidiane, si è ridotto al lumicino ultimamente. Ecco perchè ho cercato di collezzionare un pò di foto decenti prima di mostrarle qui, su acirdesign; sono quasi tutti paesaggi lacustri, scattati vieppiù sul Lago di Varese.
Gli scatti in notturna invece sono frutto di una faticossisima puntata ad Arona… 10 gradi sottozero, strade ghiacciate e condizioni impraticabili; alle 6 di sera la luce era completamente assente e il lago Maggiore simile a un cratere vuoto e buio come la pece, vivo solo per lo sciabordio delle gelide acque sulla riva innevata.
Una fredda, grigiastra bruma, dalle lunghe e irriverenti dita, aleggiava sulla superficie lacustre, regalando alla scena una spettrale e freddissima atmosfera…
Spero che gli scatti vi piacciano; in ogni caso tanti auguroni di buon anno da un Acir che inizia a perder qualche colpo…beh ragazzi, passatemi a trovare ancora, che ne dite?
Maledizione, cari ragazzi, la fotografia di paesaggi è difficilissima.
Primo perchè, nonostante ciò che si creda, ci vuole un’ampio bagaglio di conoscienze tecniche sulla fotografia che non sia il solito “punta e scatta”.
Secondo perchè, lasciando stare tipologie di foto architettoniche, e foto diciamo “street”, i paesaggi devono essere quanto meno belli e interessanti e ammetto che la cosa non sia facile da coniugare, vivendo nel bel mezzo della depressissima pianura padana e con pochi soldi per spostarsi (anche se c’e’ da dire che le Alpi sono abbastanza vicine!)
Terzo, ma non ultimo, le fotografie di paesaggi sono sempre le più difficili da sviluppare: il fotografo più o meno scafato di photoshop e annessi può lasciarsi prendere la mano da effetti Orton, virate in bianco e nero, sfocature controllate e via dicendo, alterando irrimediabilmente lo scatto originale. Non che ciò possa essere sempre un male, però non bisogna esagerare…
E lo ammetto, in alcuni di questi pochi scatti mi sono lasciato prendere la mano.
Mi prometto di riuscire a fare migliori fotografie di paesaggi in futuro, nella speranza di riuscire a viaggiare un pochino di più.
In ogni caso spero che questi obbrobri vi piacciano!
Ciao
Maledizione, dove sono finite le foto delle mie oche cinesi?!?
Adoro le oche cinesi!
Credo che qualche giorno potrei sposarne qualcuna e volare via con lei, adagiato sulle sue morbide piume, verso il misterioso oriente, pronto a vivere alla giornata, trasportando acqua con cesti sulle spalle e mangiando riso speziato…
Mhh, forse è meglio di no!
…pennuti dall’Oasi di S.Aless
L’Oasi di S.Alessio, in provincia di Parma, è un luogo splendido per gli appassionati di fotografia naturalistica e non solo; l’oasi, attualmente di diversi ettari, era una zona industriale adibita alla coltura agricola, con la presenza di una fogna a cielo aperto.
Già nel 1973, dopo lunghi e svariati lavori di riqualifica per creare boschi, stagni e corsi d’acqua al fine di rendere paludosa la zona sono state introdotte alcune specie di volatili, fra cui il cavaliere d’italia e altri volatili migratori che si fermano all’oasi per svernare e spesso nidificare prima di continuare il loro viaggio verso sud.
L’oasi è suddivisa in varie zone: tramite vari camminamenti scavati fra le zone paludosi si può accedere a voliere dove vengono ospitati gli animali più rari, oppure feriti, prima di essere reintrodotti in natura. Alcune voliere ospitano esemplari tropicali degni di nota: tucani, colibrì, pappagalli brasiliani,avvoltoi e gallinacci sud americani tipo bee-bep! In questa zona gli animali sono molto confidenti e abituati alla presenza dell’uomo: durante la mia visita ero praticamente solo all’interno dell’oasi, e con stupore un uccellaccio ha scavalcato il recinto e mi ha seguito per tutto il camminamento, beccandomi le scarpe!
Oltre alle voliere la maggior parte dell’oasi ospita garzaie (il luogo naturale paludoso dove nidificano e vivono gli aironi ed altre specie di volatili) e capanni d’osservazione, dove gli animali come aironi cenerini, pellicani, cicogne, folaghe, nitticore e via dicendo sono libere di spostarsi e di far loro quello che gli pare.
Insomma, ecco qualche foto: se per caso vi fate visita ricordatevi di portare più di una compact flash perchè il luogo vi da la possibilità di scattare una tonnellata di immagini! (ancora le sto sviluppando, nonostante la visita risalga a due/tre settimane fa)

E’ passato un pò di tempo, ma ancora ricordo con piacere la gita verso Capriolo, comune di circa 8.000 anime a sud del Lago d’ISeo, terra di colline dolci e vigneti pregiati.
Il tutto è nato con una proposta: “Gabri che ne dici di fare un gita su un treno a vapore?”
E si, perchè le Ferrovie dello Stato hanno ancora in servizio alcune vecchie locomotive a vapore, tenute in servizio per gite e visite turistiche della “vecchia lombardia”
Ora, quale occasione migliore per salire su una vecchia locomotiva del 1930 (usata come treno porta rifornimenti durante la Seconda Guerra mondiale e successivamente come treno ospedale) se non quella della Sagra del Brasato?
Già dall’inizio del viaggio, partenza da stazione Lambrate, l’atmosfera era molto particolare: la locomotiva sferragliante sbuffava pennacchi di fumo cinereo e solo la frotta di bambini e persone armate di macchine fotografiche ricordava al mesto viaggiatore di non trovarsi in banchina in un qualsiasi anno degli inizi del 900.
Anche le carrozze, molto particolari e pulite, sono rimaste uguali e identiche a com’erano nel 1930: sedili in legno spartani, una porta per la discesa accanto a ogni posto, pubblicità d’epoca e lampade stile bell’epoque dalle curiose lampadine blu, utilizzate in guerra per attirare l’attenzione con la troppa luce.
Il viaggio verso Capriolo è stato piacevole: via lungo le dolci campagne lombarde, per poi scivolare sull’Adda e su, sino a Brescia e la nostra meta, dove una bella scarpinata ci attende.
Il treno ci lascia in un campo d’erba fuori dalla cittadina, e subito si inzia l’arrampicata verso l’abbazzia Sa il Cavolo ( di cui non ho foto causa impossibilità di fotografare dentro), lungo vicoli caratteristici e stretti dove ho potuto mettere alla prova le doti grandangolari del mio Sigma 12-24. Arrivati all’abbazzia dolo un lungo rompimento di coglioni di suora che ci ha fracassato con la lunghissima storia dell’ordine del Sa il Cavolo tutti giù, verso il centro di Capriolo, pronti a ingozzarci al ristorante.
Insomma grande merito al bis di primi e al vinello rosso che scorreva a fiumi, ma il brasato con polenta era veramente fenomenale, degno di un secondo e di un terzo assaggio.
Dopo una breve passeggiata per sturare il mattone nello stomaco che c’e’ di meglio di una visita a una tipica cantina della Franciacorta?
La zona di Franciacorta, che prende il nome da “curtes francae” ovvero corte franca, una comunità di monaci che erano esenti dai dazi dalla tassazione terrena durante l’Alto Medioevo (anche se leggenda narra che il nome sia stato battezzatto in occasione della breve conquista del territorio da parte di Carlo Magno, durante l’ottavo secolo), e famosissima e rinomata per i vini e per gli spumantini, tutti davvero gradevolissimi e pregiati, tanto da guardagnarsi la nomenclatura DOC ben prima di altre zone rinomate d’italia.
I vari pinot, brut, extrabrut e saten sono tanto pregevoli da poter gareggiare, se non surclassare, e ben più rinomati champagne francesi.
La visita alla cantina è stata molto suggestiva, e la guida ci ha informato sulle varie fasi della lavorazione e dell’invecchiamento del vino, ma il mio cervello era spento, e non vedeva l’0ra di un assaggio, che puntualmente è arrivato sul terrazzo ventilato della cantina: ovviamente mi sono scolato un paio di bicchierini prima di dire “hum certo, FRUTTATO, questo si che è spumante!”
Dopo l’assaggio…beh era tardi e dopo una corsa al treno (io e dani ci eravamo persi fra le viottole di Capriolo) pronti per tornare a Milano, ma non prima di scattare qualche foto dal finestrino del treno: lo ammetto, il paesaggio delle brughiere lombarde all’imbrunire ha su di me un fascino davvero particolare !