La bellezza senza tempo dei Faraoni egizi

Dea Hathor, ritratto

Dea SekmetFaraone Ramses IIFaraone Amenhotep IIFaraone Amenhotep II, ritrattoPrincipessa MutnegemetFaraone Thutmosis IIIFaraone Thutmosis III, ritrattoFaraone Ramesse IIFaraone Ramesse II, ritrattoSacerdote di AmonDea HathorDea Hathor, ritrattoDio PtahFaraone Thutmosis III, ritrattoPrincipessa ReditDea SekhmetFaraone Sethi IISarcofago di scribaSarcofago di Gemenefherbak, ritratto

“La strada per Menfi e Tebe passa da Torino”.

Così affermò Jean François Champollion,  il famoso traduttore della Stele di Rosetta,  padre dell’egittologia (e primo uomo capace di svelare il mistero dei geroglifici egizi) quando si recò in visita al Museo Egizio di Torino, per studiarne la magnifica collezione di reperti.
E non si può che essere d’accordo, perchè quella al Museo Egizio è una visita obbligata per poter fare un salto nel passato, osservando l’enorme tesoro di oggetti quotidiani, statue, sarcofagi, mummie e papiri funebri custoditi all’interno dell’evocativo museo.
E, per me che non c’ero mai stato, si presentava la ghiotta occasione non solo di farsi un pò di cultura (che non fa mai male), ma anche discattare un pò di foto nella magnifica sala delle Statue del Museo Egizio.
Già, perchè le statue monumentali presenti nella sala non solo ritraggono alcuni fra i più conosciuti e famosi faraoni (e divinità) del Nuovo e dell’Antico Regno, ma sono anche fra le più importanti e preziose al mondo, roba da far inividia allo stesso museo del Cairo.
Ecco perchè nel 2006 Dante Ferretti, scenografo italiano vincitore dell’Oscar per The Aviator di Scorsese, viene ingaggiato dal consiglio del Museo per riallestire e riqualificare la sala, con lo scopo di renderla una meraviglia ed uno spettacolo per gli occhi dello sciagurato visitatore.
Ferretti decide di abbassare il tetto della sala, riempendo pareti e soffiti di specchi per mostrare le angolazioni e i dettagli più nascosti di ogni statua , illuminando la scena con faretti cinematografici e allestendo i muri con drappi rosso scuro, creando un’atmosfera mistica e quasi da sogno.
Quale occasione migliore per immortalare  volti di statue senza tempo che ritraggono divinità e faraoni , eternamente immobili nella loro bellezza granitica?
Ed ecco l’idea quindi, quella di ritrarre i volti e le statue monumentali del Museo Egizio in un gioco di luci e ombre che ne accentuassero l’immortalità.
Idea di difficile realizzazione, vuoi per le centinaia di visitatori che si soffermavano davanti alle opere, vuoi per i soggetti poco illuminati…questa volta però sono abbastanza contento del risultato e qualche scatto sono riuscito a portarlo a casa!
Come ogni volta spero che le foto vi piacciano, e non mi resta che augurarvi…
buona visione!